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Provincia Autonoma di Trento - Giunta

 
28/05/2014

Autonomia, un aiuto al cambiamento - Ugo Rossi

Adige 28 maggio 2014 - Supplemento Festival dell'Economia

L'esistenza di una classe dirigente adeguata è condizione indispensabile - anche se da sola non sufficiente - per la crescita di un sistema sociale. Essa è anche il presupposto fondamentale per il perseguimento del bene comune, che è qualcosa di diverso rispetto alla somma dei tanti interessi individuali.

Tutto questo, naturalmente, se crediamo che "crescita" sia qualcosa di più di un mero processo cumulativo, di una corsa al rialzo delle asticelle che misurano indicatori come quello del Pil. In caso contrario, potremmo pensare che basti la cosiddetta Mano invisibile del mercato, ma ormai neanche i liberisti più incalliti pensano che il problema delle leadership, delle classi dirigenti, che è anche, naturalmente, un problema di selezione e di legittimazione, possa essere trascurato.

Ben venga dunque questa nuova edizione del Festival dell'Economia di Trento, che ha per tema appunto "Classi dirigenti, crescita, bene comune".

Un tema tanto più significativo in una terra come la nostra, depositaria di un bene comune chiamato "Autonomia", ovvero di un'esperienza storica che si evolve nel tempo, che si rinnova, che fa parlare di sé anche al di fuori dei confini di una piccola terra alpina (non a caso al Festival dell'Economia abbiamo avuto negli scorsi anni tanti prestigiosi ospiti internazionali).

La tematica di quest'anno entra inoltre come una lama affilata in quella che è oggi la prima grande questione che la politica pone, in Italia, e non solo in Italia: quella dell'antipolitica, ovvero della progressiva delegittimazione delle classi dirigenti attuali e dei rigurgiti populisti che essa trascina con sé. Il punto non è, naturalmente, difendere qualche rendita di posizione, non è porre un argine ai cambiamenti, anzi, siano benvenuti i cambiamenti, nella sfera della politica come in tutte le altre.

Il punto è, però, attribuire ancora alla politica un ruolo significativo, nonostante tutti i limiti che la stessa esperienza delle democrazie occidentali ha manifestato, sia sul versante della morale pubblica sia su quello del governo delle forze dell'economia e del mercato (in particolare di quelle più distruttive, come la crisi economica internazionale ci insegna).

Io credo in ogni modo che per essere più forti, più credibili, più capaci di confrontarci con tutto ciò che è "altro", certamente dobbiamo partire da noi. Qualche tempo fa ho lanciato su internet una provocazione: “Vediamo di affrontare il tema del reclutamento della classe dirigente pubblica in un modo diverso, con una logica di tipo anche meritocratico, mettendo in discussione quello che facciamo e accettando il rischio che possa esserci qualcun altro che, lavorando bene dal basso, magari possa prendere il nostro posto, perché dimostra di riuscire a fare meglio”. In una democrazia questa logica investe in pieno la responsabilità di ogni cittadino, perché è in primo luogo il voto del cittadino il motore del cambiamento. Ma il tema non si esaurisce qui, ovviamente.

In Trentino oggi disponiamo di una classe dirigente di alto livello, cosa confermata peraltro dalle buone performances dell'amministrazione pubblica. Nondimeno, i temi della formazione continua, della valutazione ex-post, dell'innovazione (nei processi non meno che nei "prodotti", espressione che mettiamo volutamente fra virgolette) sono tutt'altro che secondari, anche nel Trentino dell'Autonomia

Un ultimo accenno infine ad uno dei prodotti-tipo dell'agire politico, la norma. In una terra dotata di amplissimi poteri di autogoverno la norma è senz'altro il risultato più evidente, più immediatamente tangibile dell'esercizio di tali poteri. La norma  traduce in un atto di valore giuridico la propensione del Trentino a fare da sé, ad assumere in prima persona le decisioni che lo riguardano, assieme alle relative responsabilità. Tuttavia, la norma non deve diventare una prigione. La classe dirigente di una provincia autonoma, di una comunità autonoma, prima individua le soluzioni al problema, poi va alla ricerca delle norme, e fa contestualmente rimuovere dal proprio ordinamento quegli ostacoli che impediscono la soluzione. Questo è il modo corretto di operare, fuori e oltre gli steccati della burocrazia anche se pienamente dentro il perimetro della legalità e della legittimità delle decisioni.

In definitiva, credo vi sia un duplice compito che accomuna, oggi, in Trentino ma anche in tante altre terre e altre comunità, piccole e grandi, autonome e non autonome, classi dirigenti e cittadini. Un compito riassumibile in buona sostanza in due domande: cosa posso fare per togliere una resistenza, un ostacolo, un freno al cambiamento? Che cosa posso fare per migliorare il risultato del mio lavoro?

Dalle risposte che sapremo dare a queste domande dipende anche, io credo, la nostra crescita futura e il perseguimento del nostro benessere comune.

 
 
 
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