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Provincia Autonoma di Trento - Giunta

 
15/04/2014

Scuola e lavoro. Così cambiamo le Professionali

l'Adige - 15 aprile 2014

Caro direttore,
vorrei portare il mio contributo per cercare di fugare alcuni dubbi che, attraverso la stampa ma anche nel recente dibattito consiliare, sono emersi circa il ruolo della formazione professionale e tecnica. E spero di sgomberare fin da subito il campo dagli equivoci definendo questi settori come "compagni" fondamentali di quel viaggio che stiamo intraprendendo per rendere il Trentino più moderno e competitivo.
La consapevolezza di ciò deve però diventare "patrimonio collettivo". Dobbiamo valorizzare veramente il nostro sistema formativo superando, una volta per tutte, lo steccato che separa la scuola dalla formazione professionale e questo è possibile se si adotta un approccio maggiormente bilanciato tra competenze, crescita culturale e rapporto con il lavoro.
Dico questo per ribadire come un territorio che vuole crescere - e il Trentino vuole e può crescere - deve rilanciare la propria economia proprio con forti investimenti sulla conoscenza e, in particolare, sulla scuola. In quel luogo, cioè, dove il sapere e le competenze vengono trasmessi e condivisi per generare sicurezza e capacità, elementi decisivi e necessari ai giovani per realizzare le loro ambizioni.
Quella che dobbiamo perseguire è una scuola "inclusiva", capace di guardare fuori di sé, capace di "coltivare" e sviluppare le potenzialità degli studenti per renderli giovani cittadini "imprenditivi", in possesso di autonomia e personalità.
Questi primi mesi di legislatura sono pertanto cruciali per impostare le politiche della conoscenza che possono contribuire in maniera significativa a raggiungere questi obiettivi. Lo facciamo ben sapendo di poter contare sul già alto livello del nostro sistema formativo ma non per questo rinunciando ad accrescerlo ulteriormente. In particolare si tratta di innovare alcuni percorsi che possano favorire il pieno inserimento dei nostri ragazzi nel mondo produttivo.
E quello aperto è certamente un costruttivo confronto con le istituzioni scolastiche tecniche e professionali. Sono quattro i punti che hanno guidato questo confronto e li voglio qui brevemente ricordare.
Uno. Il rafforzamento dell'attività di orientamento per identificare, il più presto possibile, l'attitudine e le potenzialità dello studente.
Due. L'evoluzione del sistema delle scuole professionali nel cosiddetto sistema "duale", dove il percorso formativo viene integrato da esperienze di apprendistato per la qualifica professionale e apprendistato per il diploma professionale.
Tre. La definizione di poli specialistici coerenti alle prospettive di sviluppo economico locale (dall'ict al turismo, dall'agroalimentare alla meccatronica), luoghi di interazione tra università, scuole, imprese, "incubatori" e ricerca. La valorizzazione del "saper fare" richiede infatti un contesto moderno, un "ecosistema" dove sia possibile una buona attività di ricerca che permetta di individuare le innovazioni maggiormente utili ai cittadini e al mercato.
Quattro. Il quinto anno della formazione professionale: una sinergia più forte tra istituti tecnici e professionali consentirà di rendere più fluide le cosiddette "passerelle" da un percorso all'altro, permettendo il "passaggio assistito" (con specifici interventi formativi e di tutoraggio) verso l'indirizzo di istruzione tecnica coerente con il percorso professionale, anche nella prospettiva del conseguimento del diploma di maturità. Inoltre accanto a questa modalità per l'anno 2014-2015 sarà attivato un quinto anno in quattro specifici settori di riferimento: agricoltura e ambiente, industria e artigianato, servizi, e servizi socio-sanitari.
I prossimi mesi saranno dedicati dunque alla programmazione definitiva dei quarti e quinti anni degli istituti professionali, valutati alla luce della possibilità di attivare percorsi di apprendistato e di percorsi di accompagnamento al lavoro. Certo, questo modello richiede una miglior capacità di lettura dei fabbisogni da parte delle imprese, un impegno delle istituzioni formative di selezionare ed accompagnare i ragazzi nell'esperienza lavorativa, una capacità di "restituire" la certificazione delle competenze acquisite, rendendole così "spendibili" sul mercato del lavoro.
Come non ricordare, d'altronde, che Europa 2020 - la strategia decennale dell'Unione europea per la crescita - dedica attenzione particolare all'istruzione, all'università e alla ricerca? Obiettivi fondamentali sono l'apprendimento permanente, la qualità e l'efficacia dell'istruzione e della formazione, l'equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva, l'innovazione, inclusa l'imprenditorialità, a tutti i livelli dell'istruzione e della formazione. Proprio queste sono le coordinate in cui intendiamo muoverci come Trentino: sappiamo da dove partiamo e siamo consci delle favorevoli condizioni di contesto in cui operiamo. Un motivo in più per ribadire il nostro impegno, con la scuola e per la scuola.

Ugo Rossi

 
 
 
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