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Provincia Autonoma di Trento - Giunta

 
16/10/2017

Bilancio da Presidente - Ecco ciò che ho fatto a capo dell'Euregio

Intervento su L'Adige, 15 ottobre 2017

A conclusione di una settimana che ha permesso di mettere ancora più in luce, anche presso le istituzioni europee, le esperienze di autogoverno di tre piccoli territori che da anni sono protagonisti di un singolare esperimento di diplomazia e cooperazione internazionale che si chiama Euregio, vorrei tentare di tracciare un breve bilancio della presidenza a conduzione trentina, a partire dai tre punti programmatici con cui la inauguravo, insieme ai miei due colleghi e amici Arno e Günther, nell'ottobre 2015.
Dicevo allora anzitutto un grazie a chi mi aveva preceduto, il presidente Platter, perchè ogni progresso che compie il GECT Euregio Tirolo-Alto Adige/Südtirol-Trentino è anzitutto frutto di un gioco di squadra iniziato già nel 2011 sotto la presidenza Durnwalder.
Oggi i progetti diretti o coordinati dal GECT, insieme ad altri soggetti, sono saliti a circa sessanta e spaziano in campi diversi, dalla mobilità alla cultura, dalla formazione all'economia, tutti comunque legati da quel filo rosso rappresentato dall'attenzione che si è voluta rivolgere all'incontro fra i giovani dei tre territori dell'Euregio.
Se penso a quanto si è fatto insieme in questi anni in termini di partecipazione giovanile, dai campi di gioco e formazione alle giornate dedicate agli studenti universitari dell'Accademia dell'Euregio, dico anche che l'Euregio è via via divenuto un luogo dove sempre più i nostri ragazzi possono trovare una "casa amica" comune.
Nel 2015 accennavo anche alla debolezza della strategia politica e culturale dell'Europa nell'affrontare le grandi sfide strutturali del presente e del futuro. Lo si è visto soprattutto in occasione delle ondate migratorie. Un fenomeno strutturale che non poteva non avere immediate ripercussioni anche al valico del Brennero, da secoli luogo di transito e di incontro che ha rischiato di regredire a barriera e simbolo nazionalista, come al tempo del fascismo e del nazismo. Ma il Brennero non può che essere un luogo attraversato anzitutto da fili di seta per costruire insieme più Europa. Certo c'è stato un momento in cui la lettura dei giornali e le dichiarazioni avventate di alcuni politici portatori di populismo lasciavano immaginare scenari catastrofici, alimentando paure incontrollate. Qualcuno si è chiesto allora a cosa servisse l'Euregio. Altri hanno detto: l'Euregio batta subito un colpo. Noi abbiamo preferito fare semplicemente, insieme, tutto quanto era in nostro potere. Abbiamo parlato con una voce sola a Roma e a Vienna. Oggi nessuno pone le domande polemiche di quei tempi e noi procediamo, passo dopo passo, su questa strada, ancora una volta insieme e senza cercare scorciatoie.
Tutto ciò mi sembra un contributo piccolo, ma importante, anche a fronte di quanto sta avvenendo in Catalogna. Un conflitto che a mio avviso poteva e doveva essere gestito meglio da tutti. Unione Europea compresa. Una cosa però si è dimostrata ancora una volta: e cioè che tra spinte nazionalistiche, o semplicemente centralistiche, da una parte e spinte secessionistiche dall'altra, l'unica vera alternativa costruttiva e davvero europeista resta quella di una autonomia matura e responsabile. Che però non si improvvisa da un momento all'altro. E che non può piovere dal cielo, nemmeno con un referendum. Serve una cultura dell'autonomia e con essa la forza dei risultati assicurata da una buona amministrazione per vincere questa ambiziosa e impegnativa partita. Ed insieme a tutto ciò serve infine un ambito storico amico che noi troviamo proprio in questa terra di mezzo a scavalco del Brennero. Terra di autogoverno da secoli ma anche di solidarietà e cooperazione, tra tradizioni e culture diverse. Ricordo pertanto le quattro sfide che due anni fa avevo cercato di sintetizzare in altrettante parole chiave.
Anzitutto "memoria": perché se non abbiamo il senso di ciò che ci accomuna e ci distingue nel passato non potremo nemmeno costruire futuro. Questa idea oggi si è tradotta in un importante progetto: Historegio. Vuole dire che le nostre università insieme ai centri di ricerca storica di eccellenza delle rispettive tre regioni di riferimento - nel nostro caso FBK e Fondazione Museo Storico del Trentino - intendono unire le proprie forze per ragionare insieme anche sui punti più spinosi del Novecento. Anche trovando linguaggi nuovi capaci di parlare sui social e quindi ai più giovani. Operazione tanto più necessaria in vista dell'anniversario dei 100 anni dalla fine della guerra. Dove tutti noi, insieme, non intendiamo celebrare vittorie ma dire anzitutto questo: mai più conflitti. Mi fa davvero piacere aver sentito dai tre rettori che, oltre al budget messo a disposizione dal GECT, possiamo ora contare anche su un accordo scritto, per poter avviare questo progetto già da subito in uno spirito di collaborazione con i più importanti luoghi di studi storici dell'Euregio.
Due anni fa richiamavo poi una seconda parola: "convivenza". Anche in questo caso non ci limiteremo a dicorsi di rito. Dopo aver stanziato insieme un fondo significativo, già il prossimo anno potremo contare su un master di due anni per formare in senso europeista gli amministratori del domani. Che non conosceranno solo tre lingue, italiano, tedesco e inglese; che non si formeranno soltanto nello spirito del diritto e della storia dell'Unione europea; ma che incontrandosi avranno anche modo di conoscersi e crescere insieme come persone e cittadini. Perché l'Euregio ha anche bisogno di questo: di una formazione di eccellenza condivisa, anche a livello di amministrazione pubblica.
Ma poi ci vuole una terza parola: "benessere". Perché là dove convivono povertà, disagio e disorganizzazione fioriscono, prima o poi, anche i populismi. Questo concetto di "benessere" va tuttavia interpretato in senso integrale; per questo abbiamo voluto accompagnarlo con un grande progetto in grado di unire salute, cibo e ambiente. Raccogliendo intorno ad un tavolo ben 13 diversi soggetti attivi in questi tre campi, abbiamo pensato che il cibo di questa terra alpina possa diventare un brand capace non solo di essere apprezzato dai mercati, ma anche in grado di dare un contributo utile rispetto a fenomeni degenerativi come l'obesità o l'anoressia. Di qui anche il coinvolgimento del mondo della sanità, oltre a centri di eccellenza come San Michele, Laimburg in Alto Adige e Hall in Tirolo. E se, in questo caso, San Michele sarà capofila di un progetto pronto già a partire con quest'anno, ciò avverrà ancora una volta in un'ottica di grande respiro che permetterà di individuare nell'Euregio anche luoghi diversi per investire risorse importanti in ambiti e settori di interesse comune. 
Non può infine mancare la parola "opportunità", che abbiamo voluto declinare anzitutto sul versante della formazione dei nostri giovani, con una serie di iniziative che hanno coinvolto direttamente oltre 650 ragazzi, incredibilmente aperti - come ho avuto modo di appurare di persona in più occasioni - all'interscambio e alla mobilità. Nasce anche da questo loro entusiasmo la proposta, che si concretizzerà i prossimi 2 dicembre e 5 settembre, di rendere validi sull'intero territorio dell'Euregio gli abbonamenti per viaggiare su tutti i rispettivi sistemi di trasporto pubblico. Sarà un'opportunità interessante, nel primo caso per visitare i mercatini di Natale e, nell'anniversario della firma dell'accordo De Gasperi - Gruber, per festeggiare l'autonomia con quello spirito di Europa senza frontiere in cui vogliamo ancora credere con forza e che proprio l'Euregio ci aiuta a tenere vivo.

 
 
 
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