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Provincia Autonoma di Trento - Giunta

 
06/06/2015

Fusione dei comuni

quotidiano "Adige" del 6 giugno 2015

Domenica sono chiamati al referendum i cittadini di 55 comuni, nei quali vivono circa 52000 trentini. La posta in gioco è passare dagli attuali 208 Comuni a 172, per migliorare l'offerta dei servizi pubblici e a costi più contenuti. Questi i dati oggettivi, e siamo convinti sia stato un bene sottoporli con referendum al giudizio della popolazione, quale che sia l'esito che scaturirà dalle urne. Tuttavia l'importanza della scadenza di domenica va al di là dei numeri: non stiamo infatti semplicemente unendo degli enti o delle istituzioni, ma delle comunità, con il loro bagaglio di esperienze, di aspirazioni, di sogni. C'è dunque un messaggio sotteso a questa importante prova di democrazia, che investe al tempo stesso le questioni di governance e i  sentimenti che ciascun cittadino che vive nelle nostre valli custodisce dentro di sé: stare assieme è bello e positivo, se si decide di farlo guardando al futuro con coraggio, un po' come fanno due persone quando decidono di mettere su famiglia. Il dato economico è naturalmente importante in epoca di crisi, ma nessun matrimonio può reggere solo sull'interesse. Ci vogliono slancio, passione, ci vuole la condivisione di un ideale di vita basato su scelte, e scoperte, da fare assieme.
I Comuni siamo noi, i Comuni sono i cittadini, non gli stemmi. Ci sono già molte esperienze di collaborazione e  cooperazione sviluppatesi nelle nostre valli nel corso di un cammino plurisecolare, le citiamo sempre quando cerchiamo di spiegare a chi non lo sa da cosa abbia origine la nostra Autonomia, la nostra attitudine all'autogoverno, si chiamano regole, usi civici, Asuc. Ci sono anche esperienze più recenti che riguardano gli asili, le scuole, i corpi dei Vigili del Fuoco volontari, gli stessi servizi comunali cone l'anagrafe o gli uffici tributari, che nessuno mette più in discussione perché abbiamo capito che non conta la quantità ma la qualità, che unire le forze non è una operazione algebrica, il risultato è più di una semplice somma dell'esistente, è semmai il raggiungimento di traguardi più ambiziosi. Queste esperienze non scompariranno, anzi, andranno ulteriormente valorizzate. Domenica chiediamo però ai cittadini di fare uno scatto in avanti, di andare oltre un' identità fondata sul campanile e sui consigli comunali. Chiediamo di dare fiducia ad un processo di aggregazione che vuol dire crescita delle comunità interessate e crescita complessiva della nostra Autonomia.
Certo, c'è un elemento di sfida, nella riforma, che va raccolto. Parlo della sfida del fare meglio con meno, che abbiamo enunciato ad inizio legislatura. I vantaggi delle fusioni sono molteplici: innanzitutto risparmiare sui costi degli apparativi amministrativi, secondo una logica di scala che nessuno oggi può ignorare, e che investe pienamente lo stesso mondo economico (chi si ricorda lo slogan principe degli anni '90, "piccolo è bello"? Ebbene, anch'esso non basta più come abbiamo sentito ripetere più volte al Festival dell'Economia). Soprattutto, però, il immediato per le comunità interessate al referendum è acquisire massa critica e maggiore capacità progettuale nei confronti della stessa Provincia autonoma, per impostare progetti e percorsi nuovi, unitari, che portino ad una maggiore valorizzazione delle peculiarità sociali, economiche di ogni singola entità municipale ma anche all'identificazione di nuove sfide, per i giovani, le imprese, le famiglie.
Domenica, quindi, i cittadini hanno nelle loro mani una opportunità importante: aggiornare il governo del territorio, puntando a servizi migliori ma soprattutto a far crescere quei  fattori che possono generare opportunità di sviluppo per comunità vicine geograficamente e storicamente. Tenendo a mente che siamo tutti, sempre, in primo luogo trentini, forti di un'identità che ci viene riconosciuta e di una Autonomia speciale che ci consente di affrontare con fiducia e determinazione le sfide del mondo globalizzato.

 
 
 
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